Banche centrali, valute e svalutazioni

Svalutazioni competitive
Quello delle svalutazioni competitive è un argomento tornate di moda dopo la pesante svalutazione della moneta cinese. È un’arma a cui si è ricorsi spesso per dare qualche “spintarella” alle economie e per affrontare le varie turbolenze finanziarie che hanno costellato gli ultimi anni. Famoso il caso della Svezia, per esempio, che qualche anno fa svalutò la sua valuta (la corono) sia sul dollaro sia sull’euro. E ancora più noto il caso degli USA che, fino allo scorso anno hanno adottato una politica monetaria che oscillava tra riduzione a 0 dei tassi di interesse e manovre di quantitative easing. Chi si occupa di valute ricorderà come il cambio euro-dollaro sia stato per non poco tempo oscillante attorno a 1,4.

Ma lo scenario si è arricchito e in questo quadro di banche, valute e svalutazione si è aggiunta anche la Banca Centrale Europea che, per iniziativa di Draghi ha adottato la stessa quantitative easing portando l’euro a svalutarsi rispetto alla moneta verde di quasi il 40% rispetto a soli 12 mesi prima. Una manovra adottata per dare carburante alle imprese europee a discapito di quelle americane. Le banche dunque entrano a gamba tesa sull’economia reale fatta di import e export.

L’importanza delle valute
E questa dinamica tra banche, valute e svalutazioni è qui a dimostrare che le valute stesse e i loro tassi di cambio sono spesso l’ago della bilancia. Anche se ora, tra euro e dollaro le oscillazioni sembrano arrivate ad una sorta di “calma apparente” in attesa di capire le future mosse. Federal Reserve e Banca Centrale  stanno dando vita a continui balletti di rialzi e ribassi.

Valute l’una contro l’altra
E così le variazioni di tassi tra valute sta entrando nella fase in cui la guerra sembra spostarsi più sul piano della comunicazione. Cioè sulle dichiarazioni rilasciate alla stampa prima ancora di diventare operative. Come quando, lo scorso maggio la BCE si dice pronta a incrementare gli acquisti di titoli di stato con un’immediata svalutazione dell’euro sul dollaro. È bastato dunque l’annuncio per portare in pochi giorni l’euro a 1,08 sul dollaro. Ma questo solo per fare un esempio perché, nel corso degli ultimi mesi, da una sponda all’altra del mare, si sono susseguite manovre di svalutazione e rialzi a seconda dei dati macroeconomici sulle rispettive economie.

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