Che cos’è la criptovaluta Ripple?

Continua il nostro viaggio nel mondo delle criptovalute. Oggi cerchiamo di capire cos’è Ripple

Ripple

ripplePer capire cos’è Ripple possiamo dire che con questo nome si indicano due cose:

  • Una criptovaluta indicata, tra gli addetti ai lavori con la sigla XRP
  • Un vero e proprio protocollo di pagamento

Ripple è una criptovaluta il cui sistema, pur presentando molti aspetti uguali a Bitcoin, se ne differenzia per alcune cose. La differenza pricnipale, e non certo da poco, è che essa nasce come sistema per poter trasferire non solo quantità di denaro di ogni valuta ma, ancora più importante, qualunque cosa abbia un valore. Una differenza non da poco, anzi una differenza davvero concettuale perché Bitcoin accumula capitale mentre Ripple vuole fare in modo che il capitale venga trasferito.

Altra differenza non da poco i Ripple e il loro sistema hanno un organo centrale che li gestisce, a differenza di Bitcoin e, tale organo è la società stessa che porta lo stesso nome. Cosa vuol dire, in pratica, questa sottile differenza? Vuol dire che Ripple non può essere minato perché è la società che lo controlla a portarli sul mercato. E, di conseguenza, i Ripple non possono costituire un guadagno.

La sua storia

Due parole sulla storia di Ripple. A crearla, criptomoneta e società, fu, nel 2012, da un programmatore informatico di Nome McCaleb il cui intento e progetto era quello di dare vita a qualcosa che fosse un sistema di trasferimento di denaro più sicuro e soprattutto economico di Bitcoin. Ma la storia è ancora più “vecchia”. Sì perché il progetto che stava dietro questa idea esisteva già dal 2004 grazie ad un canadese che le aveva addiritura dato già un nome simile e cioè Rippleplay. Il fondatore di Ripple, fatta questa esperienza, lascò poi la società per fondare la Stellar che è, oggi, la settima criptovaluta più importante del mercato.

La filosofia di Ripple

Comunque la si pensi rispetto alle criptovalute, Ripple ha un’idea di fondo molto interessante. Idea che si basa su un assunto molto semplice: una quantità di denaro non ha valore in sé ma ne ha uno che dipende dalla forma in cui il denaro si trova. Che significa? Significa, molto semplicemente che 30 euro in contanti hanno un valore diverso rispetto a 30 euro depositati in banca. Perché? Perché, se ci pensate bene, i 30 euro che stanno in banca in un certo senso non esistono se non come debito che la banca ha nei confronti del cliente/correntista. Ma si potrebbe continuare dicendo che i 30 euro in banca hanno un valore diverso ancora rispetto a trenta euro messi su una carta prepagata che, magari, non è universalmente riconosciuta e utilizzabile; vi sono, e tutti ci si sono scontrati, transazioni che non è possibile effettuare con carte prepagate. E’, alla fin fine, tutta una questione che si basa su un sistema di fiducia e di riconoscimento. E Ripple, sempre per restare in un ambito il più semplice possibile, fa esattamente questo: trova il modo più semplice possibile proprio per trasferire denaro attraverso un intero sistema di fiducia.

Però, e qui sta la differenza ancora, la catena di fiducia, chiamiamola così, è fatta non da singoli ma da banche e società. UBS e Unicredit stanno facendo delle sperimentazioni per usare questo sistema. Facendo dunque del sistema Ripple qualcosa di molto diverso dal “rivoluzionario” Bitcoin che, invece dovrebbe essere un modo per scardinare il potere delle banche centrali. Almeno in teoria. Uno dei vantaggi di Ripple, e che lo rende appetibile proprio per banche e società è la velocità con cui le transazioni vengono approvate: mentre Bitcoin richiede non pochi minuti, Ripple lo fa in soli 3/4 secondi.

La velocità prima di tutto

In un certo senso Ripple fa della velocità il suo cavallo di battaglia. Qualcuno, giustamente, sostiene che Ripple stia al mondo delle criptovalute e dei soldi in generale come internet sta al mondo delle informazioni. Scambiarsi e trasferire denaro deve essere facile e veloce come scambiarsi mail e messaggi. Questo, in parole molto semplici, il sistema Ripple.

Cosa accade in termini pratici con Ripple? Succede che, per ogni transazione, viene pagata una percentuale irrisoria di Ripple. Ma tale percentuale viene distrutta e non raccolta. La società ha “fabbricato” circa 100 milioni di Ripple mettendone sul mercato però solo 38. E il resto? Il resto è diventato investimento in ricerca per migliorare l’intero sistema. In altre parole gli XRP sono una sorta di “garanzia di fiducia”; cioè se, per caso, non è possibile trovare e identificare una “catena di fiducia” per trasferire beni e soldi, allora si usano gli XRP che mettono d’accordo tutti gli utenti per quanto riguarda il loro valore.

Ma, come spesso accade, ogni punto di forza rischia di diventare punto debole. Infatti, almeno allo stato attuale Ripple vale molto di più come protocollo gestionale che non come criptovaluta. A differenza del Bitcoin, per esempio. E questo è il “particolare” che rischia di sfuggire a chi ci sta investendo.

Lascia un commento