Dollaro forte: pro e contro

Quali possono essere i pro e i contro per economia e investitori, di un dollaro forte

dollaroAlcuni dati
Il miglioramento complessivo dell’economia USA, o almeno quello di alcuni suoi parametri, ha fatto migliorare anche la forza del dollaro rispetto ad alcune valute. Il parametro EFT PowerShare DB US Dollar Index ha fatto registrare un incremento del +17% nel corso degli ultimi 12 mesi. Ma cosa rappresenta questo indice? In pratica esso indica il valore di un singolo dollaro rispetto al proprio tasso di cambio in confronto ad un paniere di valute (diciamo un insieme di valute) tra le più significative come euro, yen, sterlina, dollaro canadese e franco svizzero. Ma, come in tutte le cose, anche le variazioni delle valute, la loro forza in questo caso, hanno pro e contro. Vediamoli entrambi rispetto al dollaro forte.

Pro
Cominciamo con i pro del dollaro forte. Ovviamente questo è un vantaggio per i cittadini USA che viaggiano all’estero. Un dollaro forte, per loro, significa avere una capacità di spesa maggiore. Specularmente il debito sovrano è ciò che maggiormente risente del dollaro forte rispetto ad un euro debole, tanto per fare un esempio. Per gli USA un dollaro forte significa importare in modo conveniente in base alla valuta del paese produttore. Tanto per fare un esempio: un dollaro forte rispetto all’euro può impattare positivamente sulla vendita di auto europee in America perché il loro prezzo espresso in dollari si abbasserà. Ovvio che, in questa situazione però beneficiano anche quelle imprese europee o quelle multinazionali che fanno business con gli USA. In questo caso i pro di un dollaro forte si riverberano anche su chi investe su queste imprese. Basti un dato pratico: il leader della chimica BASF trae un guadagno di circa 50 milioni per ogni centesimo di risalita del dollaro.

Contro
In maniera esattamente speculare, un dollaro forte rappresenta uno svantaggio per gli stranieri che viaggiano negli USA, sia per vacanza sia per lavoro. Idem per quegli stranieri che, pur vivendo negli Stati Uniti continuano ad avere conti bancari nelle loro rispettive valute. Anche le imprese che focalizzano la loro attività sull’esxport non traggono molti vantaggi da un dollaro forte. Anche qui un esempio: se un’azienda produce e vende un macchinario qualsiasi a 30mila dollari, sa che col cambio a 1,25 in Europa verrebbe a costare poco più di 22mila euro. Ma se il cambio passa a 1,12 allora lo stesso macchinario arriverebbe a costare quasi 27mila. Per lo stesso motivo coloro i quali investono in queste imprese non beneficiano certo di un dollaro forte. La situazione può essere, almeno per veri e propri colossi come la Coca Cola per esempio, in parte mitigata dall’utilizzo di derivati per vedere un impatto minore sulle loro esposizioni finanziarie. Ma non è certo quello che fanno la maggior parte delle imprese.

I commenti sono chiusi