Fondi comuni: non buoni i dati di questo periodo

Fondi comuni: non buoni i dati di questo periodo. Rallenta la raccolta

Giugno al ribasso

rendite finanziarieGli ultimi dati completi si riferiscono a giugno è dicono, chiaramente, che per i fondi comuni i dati non sono buonissimi. A giungo infatti tra fondi comuni e gestioni patrimoniali il deficit arriva un po’ come una mazzata. Infatti fondi comuni e gestioni patrimoniali sono stati, almeno fino a giugno, un comparto che per l’industria del risparmio, non conosceva frenate da 28 mesi. Una sorta di porto sicuro per piccoli e grandi investitori che ne fondi comuni hanno sempre trovato una sorta di “garanzia” alle turbolenze dei mercati.

È pur vero che, come sostiene qualcuno, potrebbe trattarsi di una frenata momentanea visto che (dati Sole 24 ORE) la raccolta dei fondi comuni fino a giugno è stata di 27,6 miliardi con totale di denaro dato da gestire ai professionisti pari a 1867 miliardi. A suffragare l’ipotesi che si tratti di una battuta d’arresto momentanea anche il fatto che la flessione pare sia dovuta principalmente alla flessione dei riscatti netti del Gruppo Generali che, lo ricordiamo, è il primo gestore in termini di masse di denaro.

Bene Poste Italiane

Se per i fondi comuni i dati non sono buonissimi (ma abbiamo spiegato perché) buono invece l’andamento di Poste Italiane. I miliardi messi nei portafogli gestiti per conto di quelli che sono definiti investitori istituzionali sono quasi 4. Bene i fondi di:
-Intesa San Paolo che chiude con +629 milioni
– Ubi Banca con 622, 5 milioni
– JP Morgan con 251 milioni

Comunque molti dei maggiori operatori di risparmio gestito si dicono tutt’altro che preoccupati della flessione di giugno. Anzi restano convinti che in periodi di turbolenze e difficoltà di vari mercati i fondi  comuni e la gestione data a professionisti sia destinata a crescere.

I portafogli è vero però che stanno cambiando. I fondi bilanciati, quelli cioè in cui obbligazioni è azioni sono relativamente in equilibrio, stanno lasciando il posto a strumenti finanziari più elaborati come quelli proposti da gestori cosidetti “flessibili”. Si dicono flessibili quei gestori che non hanno alcun obbligo di definizione di quelli che sono i mercati di riferimento e che, in parole semplici, offrono un rendimento dall’obiettivo chiaro, dal tempo ben stabilito e con cedole periodiche.

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