Investire a lungo termine: numeri ed emotività

Investire a lungo termine: numeri ed emotività. Come i primi possono aiutare nella corretta gestione degli investimenti

Crisi e investimenti a lungo termine

Una cosa è certa: le notizie che riguardano i mercati influenzano il comportamento degli investitori. Il che, se in misura razionale, è normale. Ma la ricerca di sicurezza e tutela si scontra spesso con una corretta gestione degli investimenti a lungo termine. In questo caso l’emotività, a volte, è sicuramente eccessiva. Numeri ed emotività, negli investimenti a lungo termine, spesso sono in contrasto. Ma conoscere i primi può aiutare a gestire la seconda. Del resto un investimento a lungo termine deve seguire necessariamente criteri un po’ diversi, che tengano conto sì delle eventuali turbolenze ma con un atteggiamento più distaccato.

Numeri

E sono proprio i numeri, se ben conosciuti ed analizzati, a rappresentare un importante antidoto al panico da saliscendi dei prezzi. A tal fine può essere indicativa una interessante ricerca svolta da Capital Group che ha studiato il comportamento borsisitico di un indice azionario MSCI. La cosa interessante è che tale analisi è stata condotta proprio nei momenti di più significativo ribasso in borsa. Perché? Perché è proprio in quei frangenti che l’emotività rischia di impattare sugli investimenti a lungo termine. E lo fa partendo da un dato oggettivo che, appunto, tiene conto di andamenti storici: sul mercato, tuttosommato, si guadagna proprio comprando quando i prezzi sono bassi. Spesso, invece, a forti ribassi si reagisce vendendo, in preda al panico appunto.

Alcuni dati

Per capire come gli investimenti a lungo termine possano essere aiutati dall’analisi dei numeri a dispetto dell’emotività, ecco alcune considerazioni fatte su un arco di tempo decisamente lungo: dal 1988. Con semplici grafici la ricerca evidenzia come la borsa abbia avuto sempre, e regolarmente, degli scossoni al ribasso anche decisamente forti. E la ricerca mette molto bene in luce come, addirittura, ci siano dei veri e propri crack finanziari proprio in modo quasi fisiologico.

E qui la cosa si fa interessante. Per esempio viene indicato cosa accadde dopo l’ormai noto caso della crisi cominciata negli USA tra il 2007 e il 2008. Dati numerici indicano che, dopo il 2009, nonostante tutto, gli indici azionari internazionali hanno comunque guadagnato, ogni anno, quasi il 6% in media. E la cosa non cambia se si analizza l’andamento proprio tra il 2015 e il 1988.

Passando dal fattore tempo al fattore “estensione dei ribassi” si evince che tra marzo 2008 e marzo 2009 questo indice ha perso oltre il 50%. Cosa significa? Basta andare indietro a quegli anni e provare a ricordarsi quale fosse l’emotività di quei giorni.

In pratica, sempre seguendo l’andamento numerico, si scopre che più si è esperti di investimenti, più si ha un approccio d professionisti e più si capisce che, proprio in quel momento, si poteva guadagnare. E chi ha saputo gestire meglio il rischio lo ha fatto. Cosa vuol dire? Che gli investitori che tengono a bada l’emotività e contano solo sui numeri, sanno che investire quando le borse scendono è una grande opportunità proprio sul lungo termine. Sempre sapendo cosa si sta facendo.

Dettagli

Senza entrare troppo nel dettaglio (chi vuole può cercare la ricerca di cui parliamo) si può mettere in evidenza una cosa importante:

– chi ha mantenuto gli investimenti dopo il maggio 2008 lo ha fatto in un mercato che ha portato con sé ritorni di quasi il 15% all’anno. Cioè se si fosse investito qualcosa come 10mila dollari ora, al 2016, se ne avrebbero quasi il doppio.

Questo per dire che investire a lungo termine può essere la scelta giusta se si sa come comportarsi. Il che vuol dire, prima di tutto, stare calmi, verificare periodicamente e regolarmente gli obiettivi e diversificare. E i risultati arrivano.

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