Le novità per il tfr

Con la Legge di Sabilità, annunciata lo scorso 15 ottobre, sono stati introdotti anche alcuni cambiamenti riguardo il tfr. Un argomento che riguarda moltissimi lavoratori e anche le modalità di gestione dei risparmi

Che fare della propria liquidazione
Molte sono le modifiche introdotte dalla nuova Legge di Stabilità. Noi però vogliamo concentrarci su quelle che hanno per oggetto il tfr o trattamento di fine rapporto. In pratica dal prossimo marzo 2015 e fino a giugno 2018 i lavoratori del settore privato sono chiamati a decidere se lasciare questo tfr in azienda o farselo accreditare mensilmente sulla loro busta paga. La decisione non è cosa di poco conto perché, come vedremo, se da una parte implica la disponibilità di una cifra maggiore mensile, dall’altra comporta che essa venga sottoposta ad un diverso regime fiscale.

Le due opzioni
Attualmente cosa può fare il dipendente di un’azienda privata? Può decidere o di lasciare il suo tfr all’azienda (fino al momento del fine rapporto) oppure metterlo in un fondo pensionistico complementare. Con le nuove opzioni se il tfr viene versato sulla busta paga esso verrà tassato con le normali aliquote che, ricordiamo, oscillano tra il 23 e il 43% in base al reddito. E questo non è un particolare trascurabile visto che, da sempre, il fatto di non disporre subito ogni mese di questa cifra viene però compensato dal fatto che il tfr ha una tassazione molto inferiore. Secondo molti esperti, dunque, l’accredito mensile sulla busta paga può essere un’opzione interessante solo per chi ha redditi decisamente bassi (attorno ai 15000 euro annui)

Per chi ha un reddito superiore la cosa comincerebbe a diventare problematica. Chi, per esempio, ha un reddito fino a 28000 euro le tasse aumenterebbero di circa 50 euro. Cifra che diventa di quasi 570 per chi ha un reddito di circa 100000 euro lordi. Queste ovviamente sono le cifre limite. ma gli aumenti ci sarebbero, ovviamente, anche per i redditi intermedi a questi due estremi. Un’altra cosa da considerare è che l’accredito in busta paga del tfr comporterebbe, automaticamente, un aumento del reddito e, di conseguenza, diminuirebbero le eventuali detrazioni d’imposta di cui un lavoratore gode attualmente.

Rivalutazione
Ecco una parola chiave, da tenere in considerazione anche in prospettiva di risparmio gestito. Il tfr che viene lasciato nell’azienda subisce un aumento di valore di circa l’1,5%. Per avere una rivalutazione simile il dipendente dovrebbe dunque fare degli investimenti. Ma è da considerare che se il provvedimento venisse confermato la rivalutazione passerebbe dall’attuale tassazione dell’11% ad un più sostanzioso 17%. Il che vuol dire che le tasse si prenderanno comunque una porzione maggiore. Purtroppo lo stesso accadrebbe se il dipendente decidesse di trasferire il tfr nei fondi pensione. Questi infatti sarebbero tassati al 20% contro l’attuale 11,5%. Ma, secondo alcune simulazioni, seppur con questo eventuale nuovo regime fiscale, i fondi pensione resterebbero comunque convenienti in termini di rivalutazione e rendimento.

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