Rendite finanziarie: cosa è cambiato dal 1° luglio

Pochi giorni fa è aumentata di 6 punti la tassazione sulle rendite finanziarie. Ecco cosa succederà adesso

rendite finanziarieTasse più alte
In sostanza si tratta di questo. Infatti dallo scorso 1° luglio la tassazione sulle rendite finanziarie è salita dal 20 al 26%. Cioè è salito di sei punti il prelievo sulle rendite.  Ma non solo: a subire la stessa sorte sono anche gli interessi sui conti bancari, i fondi comuni, le azioni, le obbligazioni e anche alcune polize vita. Gli unici prodotti che non subiranno la stessa sorte sono i titoli di stato e i buoni fruttiferi postali che resteranno con la loro aliquota del 12,5%: una percentuale senza concorrenti sul mercato.

Cosa succede
Per i risparmiatori che hanno investito su questi strumenti finanziari cosa succederà? Su un conto deposito che frutta un ipotetico 2% netto con la nuova tassazione renderà un 1,85%. Per i rendimenti che sono garantiti dalle obbligazioni o per i dividendi avverrà la stessa cosa anche se, per ora, il fisco pare tenga conto dei rendimenti che verranno maturati solo dopo il 1° luglio. Cioè un dividendo o una cedola maturata fino al 30 giugno avrà una tassazione ancora del 20%. Magra consolazione. Magra e di breve durata visto che, dal 2015, l’intero rendimento incassato durante l’anno avrà la nuova tassazione del 26%. Dunque un bond, per esempio, che da un interesse del 3% lordo, nel 2015 al netto darà un 2,2% e non l’attuale 2,4%. Per fare un esempio che possa far capire cosa significa diciamo che se un piccolo risparmiatore ha un capitale di 10000 euro ne perderà 20 all’anno. Se però i soldi investiti sono 100000 euro le tasse si porteranno via 200 euro l’anno.

Capital gain
La nuova tassazione avrà un regime particolare per i cosidetti capital gai ovvero quei guadagni in conto capitale che si possono raggiungere con la compra-vendita di azioni, obbligazioni o derivati. Queste rendite, che spesso maturano nel corso di qualche anno, possono ricorrere a quella procedura che viene chiamata affrancamento. Di cosa si tratta? Di una procedura per cui l’investitore può decidere di pagare un prelievo del 20% subito sui guadagni in conto capitale maturati fino al 30 giugno senza aver ancora venduto i titoli. Quando poi questi titoli verranno venduti realmente incassando profitti successivamente, pagherà il 26% sulla parte di capital gain che viene maturata dopo il 1° luglio e solo su quella. Gli investitori hanno tempo fino al prossimo 30 settembre per decidere se ricorrere a questa opzione.

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