Se la Grecia esce dall’euro

Ormai è l'argomento del giorno. La cosa, del resto, non è di secondaria importanza. Cerchiamo di capire quali potrebbero essere gli scenari

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Cerchiamo di capire, in un quadro generale e per nulla esaustivo, cosa potrebbe accadere se la Grecia esce dall’euro dando vita a quello che già è stato chiamato, coniando un nuovo termine, Grexit. Le dichiarazioni del governo greco, che ha detto a chiare lettere come sia impossibile per il paese restituire il debito, ha fatto prospettare alcune ipotesi, tentativi di conciliazione o di impatto in caso di un mancato accordo. Intanto cominciamo con il dire che i trattati europei, forse troppo ottimisticamente, non si sono strutturati per prendere in considerazione la possibilità che un paese esca dall’eurozona. Alcuni trattati, o almeno alcuni articoli di essi, come uno contenuto nel Trattato di Lisbona, prevedono la possibilità di uscire dalla UE. Insomma, cercando di semplificare si può dire che un paese può lasciare l’eurozona senza lasciare la UE. Ma, allo stato attuale, le due cose non sembrano potersi disgiungere l’una dall’altra.

Per la Grecia
Se la Grecia uscisse dall’euro, secondo molti analisti, per il paese ellenico il ritorno alla moneta nazionale potrebbe, dapprima, impattare con un svalutazione vicina al 50%, con un’impennata dell’inflazione e una drastica diminuzione del potere d’acquisto. Oltre alla necessità, per la Grecia, di rinegoziare tutti i trattati commerciali con il mondo intero. Se queste siano le effettive conseguenze o se si tratti solo di dipingere un quadro nero a scopo di scoraggiare una tale decisione, non si può sapere fino infondo.

Quello che sembra abbastanza inevitabile sarebbe comunque un impatto un po’ per tutti. Infatti anche se la Grecia, a conti fatti, non sia attualmente un caposaldo dell’eurozona, non si può negare che un certo effetto domino sui mercati sarebbe abbastanza ineludibile. Un effetto domino che, oltre che finanziario, potrebbe essere ancora più destabilizzante dal punto di vista del probabile effetto emulazione. In un periodo in cui l’Europa non può certo dirsi esente da tentazioni nazionaliste e di distacco, da critiche feroci contro l’euro, il pericolo c’è. Del resto è una conseguenza abbastanza inevitabile se si pensa che l’Europa non ha fatto granché per diventare una realtà politica ma ha dato spesso solo la sensazione di essere una realtà finanziaria. Insomma se la Grecia esce dall’euro i timori sarebbero non solo per una generalizzata sfiducia sui mercati ma anche per la inevitabile caduta di un dogma: quello che l’euro sia indissolubile. E, secondo alcuni economisti, questa sorta di catena potrebbe riguardare in primis, Spagna, Italia e anche Francia. A quel punto le cose sarebbero davvero devastanti.

Per l’Italia
Se la Grecia uscisse dall’euro certo conseguenze ci sarebbero per l’Italia anche se, come da copione, il nostro governo nella persona di Padoan, ministro dell’Economia, ha cercato di dipingere un quadro meno drammatico. Ma non ci si può nascondere sotto la sabbia. Se nell’immediato le conseguenze potrebbero essere contenute (grazie a BCE e Quantitative Easing) sul medio e lungo periodo le cose potrebbero assumere un contorno ben diverso: aumento dei prezzi, sfiducia nel sistema, fragilità dello stesso e conseguente minore capacità di trovare anticorpi per combattere shock finanziari. In pratica metterebbe in luce come l’Europa, più che un progetto politico sia solo un teatro finanziario di cambi fissi. Il che darebbe vita a manovre speculative difficilmente immaginabili almeno nell’impatto quotidiano. Per quanto riguarda la parte più tecnica diciamo che la Grexit non potrebbe non impattare sul famigerato spread tra Bund e BTP. Questi ultimi potrebbero vedere impennare il loro rendimento portando con sé la spiacevole necessità di alzare i costi per finanziare il nostro paese.

In borsa
Cosa accadrebbe in borsa? Nell’immediato a subire i primi contraccolpi potrebbero essere i titoli bancari in cui l’impatto sarebbe maggiore per quelle banche esposte con la Grecia. Pare che le banche italiane siano messe meglio di altre da questo punto di vista. Tra quelle con la posizione più critica ci sono le banche tedesche, quelle francesi, quelle inglesi e quelle svizzere. Ma quelle italiane sono abbastanza ricche di bond governativi e questi, logicamente, qualche conseguenza negativa l’avrebbero di certo

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